Il primo studio di un viaggio audiovisivo tra tecnologia, spazi pubblici e interiori

Il 6 giugno 2025, negli spazi del Teatro Sala 1 alla Pelanda – Mattatoio di Roma, debutta in forma di primo studio The Last of the New, un progetto che mette in scena un viaggio immersivo tra immagini, suoni, parole e pensiero critico, interrogando il nostro rapporto con la tecnologia e la trasformazione radicale dello spazio contemporaneo.

Curato da Lara De Angelis e Pierpaolo Fabrizio e prodotto da Bluecheese Project, il lavoro si inserisce nel programma di Azienda Speciale Palaexpo, presentandosi come una “odissea digitale”: un racconto multistrato in cui il pubblico è invitato a muoversi tra visione e ascolto, in uno spazio che si fa soglia tra pubblico e privato, reale e virtuale, presente e memoria.

La forma: visione, countdown, soglia

The Last of the New si sviluppa, in questa forma di primo studio, come una proiezione di 50 minuti, costruita su un countdown narrativo che scandisce il tempo come passaggio di stato: tra epoche, tra forme di percezione, tra mondi. Lo spazio scenico, definito da due schermi, genera un ambiente liminale che sfida la frontalità dello sguardo, restituendo allo spettatore una posizione instabile, da abitare. Non si tratta di osservare, ma di entrare dentro il paesaggio audiovisivo, di attraversarlo.

Il progetto riflette sul percorso dall’analogico al digitale non solo come mutazione tecnica, ma come soglia culturale, politica e affettiva. Un luogo di crisi e insieme di invenzione. È qui che la tecnologia non è solo strumento, ma linguaggio e condizione: campo di controllo, ma anche territorio dell’immaginazione.

Il percorso: immagini come tappe, opere come isole

L’esperienza si articola in una sequenza di opere che tracciano un’odissea contemporanea, ciascuna con un tono e una poetica specifica, ma tutte parte di un unico movimento immersivo.

MASBEDO, con Addicted to Light, apre il viaggio con una riflessione sulla luce come desiderio e trappola. La luce che rivela e che acceca, che attrae e che cancella: simbolo della conoscenza e del pericolo di volerla possedere.

Theo Eshetu, in The Garden – Mirror Variation con sound design di Keir Fraser, propone una visione ciclica e rituale. Lo specchio come soglia interiore, come cosmologia visiva in cui il vedere è un atto di conoscenza e disorientamento.

Vinca Petersen porta in scena una memoria collettiva attraverso le immagini di No System: un viaggio nella cultura rave degli anni ‘90, tra corpi in movimento, comunità nomadi, paesaggi temporanei di libertà. Il tutto accompagnato dalle sonorità ipnotiche di Cristiano Balducci con Planetary Assault.

FLxER, con Digital Odissey, trasforma il flusso delle immagini in ambiente sensoriale. Un remix che va dalle tracce analogiche all’algoritmo, interrogando il confine tra reale e simulato, tra memoria e sorveglianza. È qui che la figura di Ulisse emerge come archetipo del desiderio di conoscenza, nella voce intensa di Roberto Latini, con la drammaturgia sonora di Gianluca Misiti e la supervisione musicale di Leo Mastropierro: il Canto XXVI dell’Inferno dantesco si fa specchio della nostra ossessione per il superamento del limite.

Elisa Giardina Papa, con need ideas!?!PLZ!!, chiude il cerchio conducendoci nel cuore della crisi identitaria digitale. Un mondo iperconnesso in cui la soggettività è esposta, performata, continuamente richiesta. Un corto circuito tra visibilità e vuoto.

Infine, ma fa da intro AI Generator con Bagliori nell’oscurità, un’immagine generata artificialmente: non più frutto dello sguardo umano, ma codice. 

Politica dello spazio, estetica della soglia

The Last of the New è anche un progetto profondamente politico, che ci interroga su cosa significhi oggi abitare lo spazio; e su come ci muoviamo dentro i dispositivi visivi e tecnologici, come questi modellano le nostre relazioni.

Nel comunicato leggiamo: “Ogni passato culturale è al tempo stesso un debito e un’eredità. The Last of the New si muove in questa zona liminale, e costruisce una narrazione transgenerazionale. Un racconto sospeso tra pubblico e privato, profondamente segnato dalla mediazione tecnologica che plasma il nostro modo di ricordare, condividere gli spazi e appartenere a una comunità. Ed è proprio negli spazi – fisici e digitali – che si gioca una partita politica: tra conflitto e memoria, presenza e cancellazione, è qui che si ritrovano le forme e le identità dei luoghi contemporanei.”

6 giugno 2025, ore 18.00
Teatro Sala 1 – La Pelanda, Mattatoio – Piazza Orazio Giustiniani, 4 Roma 

Ingresso libero fino a esaurimento posti

images © Vinca Petersen